Foto-notizia 59: il ricordo del Preside Vassetti a 30 anni dalla morte.

Pescia, PT, Italia

9 Dicembre 2021

Quattro decenni a Pescia e Valdinievole, un libro del 1966 sulla drammatica esperienza in un lager nazista. Una delle prime testimonianze sugli I.M.I. (Internati Militari Italiani) e sulla scelta coraggiosa  di larga parte di rimanere nel campo di prigionia piuttosto che optare per la Repubblica di Salò. Il lieto fine ed il matrimonio con  una crocerossina tedesca.

A cura del dottor Paolo Landi

 

Gli I.M.I., Internati Militari Italiani, furono così definiti dai tedeschi e dai fascisti della R.S.I. per distinguerli dai prigionieri di guerra (che potevano godere dei diritti e degli aiuti previsti dalla Convenzione di Ginevra). Ex alleati che dopo l’8 settembre 1943 furono rastrellati su tutti i fronti e convogliati verso i numerosi campi tedeschi. Vi furono anche episodi di lotta (e di repressione), come quello che portò alla morte migliaia di soldati italiani nell’isola greca di Cefalonia. Di questa parte della storia italiana si è parlato poco per molti anni  e molto invece più di recente.

Una interessante trasmissione di Rai3 ha ricordato gli I.M.I.  ne “Le storie di Passato e Presente” del 14 ottobre 2021 (citati alcuni numeri furono circa 810.000, un quarto dei quali “optarono” per la R.S.I. ed il rientro in Italia). Per un approfondimento: https://www.raiplay.it/video/2021/10/Le-Storie-di-Passato-e-Presente–-Prigionieri-nella-II-Guerra-Mondiale-c055cdb9-e696-4de6-9929-27f80a5627a4.html

La particolare resistenza degli I.M.I.  “non optanti”, il loro coraggio civile, è stato studiato anche in sede locale. Posso citare per esempio, nel 2010, “Pescia 1940-1945” di Marco Paolini  (omonimo dell’attore e regista) e Gaetano Severini che enumera ben 334 militari pesciatini prigionieri dei lager nazisti come I.M.I. (su un totale di 1.494  persone – di diverse nazionalità –  militari, civili e partigiani, censite nella loro ricerca, limitatamente al Comune di Pescia. Sono registrate molte vittime per malattie, denutrizione, pessime condizioni dei campi  e, in qualche caso, morti anche dopo il rimpatrio per i postumi di ferite o malattie riportate).

Il professore era  nato a Napoli nel 1917, laureato in lettere nel 1940, l’anno di entrata in guerra dell’ Italia. Fu catturato dai tedeschi in Slovenia dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943 e condotto in Germania, nel Lager VI-F di Bocholt. Qui, o trasferito in altri campi, trascorse quasi due anni drammatici, fino alla fine della guerra ed al non facile rientro in Italia. Al rientro riprese gli studi e si laureò anche in Filosofia, per poi dedicarsi al mondo della scuola.

Interessanti dettagli nella quarta di copertina, con la sua foto, che riproduciamo insieme con le copertine dei testi pubblicati dai due editori dal 1966 al 1983.

Scrisse in prigionia “Un quaderno dal Lager”, pubblicato per la prima volta da Mursia nel 1966, seconda edizione (con note) nel 1969, infine da Piovan Editore nel 1983.

“Un quaderno dal Lager” non è un diario ma una serie di appunti sulla dura vita della prigionia, inframezzati dai ricordi, dalla nostalgia per i suoi familiari e la sua terra campana, dalla speranza che lo ha sempre accompagnato, assistito anche dalla sua straordinaria cultura letteraria e filosofica.

Il merito del professor Vassetti è anche quello di esser stato tra i primi  nel dopoguerra ad aver scritto degli I.M.I.

Ebbe il ruolo di “Fiduciario”, scelto dai soldati e riconosciuto dai tedeschi, che lo portò – sotto scorta e con interprete – a tenere contatti con gli italiani di altri campi ed anche con i “Fiduciari” di altre nazionalità, su un territorio più grande della Toscana, dove erano imprigionati circa 7.000 militari italiani (giugno 1944).

Scrive tra l’altro il professor Vassetti in una dedica “…andavamo  ogni tanto a trovare i compagni di prigionia, col Sergente tedesco pistolato e il Serg. Pecci interprete, a piedi, col treno…anche di notte e le bombe e le pance a terra: E’ meglio stare nello Stammlager!…e noi tre, sempre illesi!!!!…”.

“”…1° novembre 1944. Uno dei soliti giorni dalla luce livida dei paesi del Nord. Piove il cielo ragnatele che intristiscono l’anima in un tempo in cui si immobilizzano le attese e le speranze. L’altro giorno , il 26 ottobre, siamo stati fuori per l’identificazione di alcuni nostri uccisi da un bombardamento, in un bosco, a un centinaio di metri da un nodo ferroviario. La solita luce livida sotto un cielo immobile grigio. Sei salme ricomponemmo in orrido mosaico con membra sparpagliate, riconoscibili come appartenenti ad italiani solo per qualche brano di coperta rimasto attaccato ai tronchi sbrindellati. Tra i prigionieri occidentali solo gli italiani devono “arrangiare” le coperte per vestirsi…”” (pag.15)

“”La prima cartolina postale dal Sud, da mia madre, mi giunse il 24 aprile 1944, con il timbro ovale U.S.Army. Quei pochi righi, ingialliti da un viaggio di sette o otto mesi, mi portarono la luce di un sereno meriggio mediterraneo. Fanno la fame, quasi come noi, ma la guerra lì è passata. Non sarà un eden, ma se solo sappiano accontentarsi e apprezzare il dono dei cieli sereni!

E noi qui sulla graticola, ad attendere che finisca, a bestemmiare, a pregare, a crepare di fame, di freddo, di fatica, sotto questo cielo cupo e mortale…””  (pag.39)

“”…Di circa duemila italiani che eravamo in quel campo, un centinaio optarono per i nazifascisti, la maggior parte ex-camicie nere, per una fede sincera nel fascismo o soltanto per ottenere subito il rancio buono, quello dei soldati tedeschi, e la possibilità di ritornare presto in Italia e squagliarsi…””” ( pag.43)

“”… Oggi, 3 aprile 1945, alle 10, un colloquio con un ufficiale americano. Siamo liberi!…Al lager è arrivata l’America! C’è da mangiare a sazietà, da fumare come turchi. Ma le scatolette non sono i cibi più adatti al nostro stomaco sofferente di antica fame e le sigarette americane ci danno presto la nausea…”” ( pag.86)

“”…14 maggio 1945. Gli inglesi ci trasferiscono a Loccum/Weser, nell’ Hannover, a circa duecento chilometri a nord-est di Münster… Certo che con  gli inglesi che ci governano siamo quasi alla fame. Sono antipatici e siamo loro antipatici. Il Maggiore inglese a Lahde, dal quale andammo a reclamare un aumento di vitto, nel suo discorsetto trovò modo di ricordare che siamo “ex-nemici”… (pagg. 89-91)

All’inizio degli anni Cinquanta il professor Raffaele Vassetti è a Pescia,  insegnante e Preside della Scuola Media “Leopoldo Galeotti”. Fu poi Preside  negli anni Sessanta  a Ponte Buggianese/Chiesina Uzzanese, Agliana, Larciano, di nuovo a Pescia per due anni ed infine a Margine Coperta.  Su incarico del Provveditore agli Studi di Pistoia, organizzò e tenne corsi agli insegnanti nel periodo di passaggio alla nuova Scuola Media Unificata (con l’abolizione della Scuola di Avviamento Professionale). Nel 1965 pubblicò sul tema “La didattica della nuova scuola media”.  Nel 1956 aveva pubblicato “La Verità Poetica, saggi e spunti di analisi letterarie”. Morì a Montecatini Terme  l’11 agosto 1991, la moglie Lina visse fino al 2016. Era stata, negli anni di guerra, giovane crocerossina tedesca nell’ospedale del Campo di Bocholt. Vivono ancora in Valdinievole le due figlie della coppia, Elena e Rosalinda.

 

English version below

Nelle foto:

Il preside Vassetti fotografato nel 1944 con la divisa del Regio Esercito Italiano, prigioniero in Germania. Sul retro il timbro con il suo incarico di “Fiduciario Capo”  dei Campi del settore VI F. Seguono le copertine  delle edizioni del “Quaderno dal Lager”, con una “quarta di copertina” con foto e cenni biografici. Infine alcune foto  con alunni o con insegnanti  e personale Ata, tutte risalenti al periodo 1950-1955. 

Per l’utilizzo delle foto ringraziamo Elena e Rosalinda Vassetti e Roberto Maraviglia.

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English version (summary)

Photo-news 59: the memory of the principal Vassetti 30 years after his death.

He worked for many years in Pescia and Valdinievole, he wrote a 1966 book on the dramatic experience in a Nazi concentration camp. It was one of the first testimonies on I.M.I. (Italian Military Interned) and on the courageous choice of a large part to remain in the prison camp rather than opting for the “Italian Social Republic” by Mussolini. Then there was the happy ending and the marriage with a German Red Cross nurse.

In the photos you can see: sergeant Vassetti in military uniform, the covers of published books and  with his colleagues from the schools in Pescia and Valdinievole …

Translation by the editorial staff

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pubblicato "Le FOTO-NOTIZIE del dottor PAOLO LANDI" e Turismo & Cultura