Foto-notizia 34: GLI ANNI PESCIATINI DI GIOVANNI ANSALDO

Via di Marzalla, Pescia, PT, Italia

IL GRANDE GIORNALISTA  E SCRITTORE DAL 1946 AL 1950 NELLA COLLINA DELLA “MARZALLA”, PRIMA DELLA DIREZIONE AL “MATTINO” DI NAPOLI. UNA VITA “A ZIG ZAG” ED UN RECORD: CONDANNATO PER ANTIFASCISMO E … PROPAGANDA FASCISTA.

L’appoggio della Democrazia Cristiana nella importante direzione del “Mattino” di Napoli, nel 1950.  Forse l’unico a collezionare il confino in due isole, prima Lipari e poi Procida, comminato prima dai fascisti ed infine dagli antifascisti. Ufficiale  su diversi fronti, sia nella prima come nella seconda guerra mondiale, dopo l’8 Settembre 1943  – era in Dalmazia – fu internato dai tedeschi in Polonia e Germania, ma non volle aderire alla R.S.I.

Questo non bastò a fargli perdonare i sette anni alla direzione de “Il Telegrafo” di Livorno, l’amicizia con Galeazzo Ciano e le sue efficaci trasmissioni  alla radio. “Salvato” infine dall’amnistia del Ministro Togliatti, si ritenne comunque “vittima di un’ingiustizia”.

Dopo il “romitaggio” degli anni pesciatini, la direzione de “Il Mattino” di Napoli dal 1950 fino al 1965, poi la malattia e la morte, nel 1969, a 74 anni. Incarico a “Il Mattino” probabilmente dovuto all’apprezzamento di De Gasperi per le qualità del giornalista e scrittore, oltre che alle sue amicizie con Longanesi, Garzanti, Indro Montanelli.

Nel suo lungo fondo di saluto ai lettori de “Il Mattino”, il 9 Aprile 1950, Giovanni Ansaldo riconosceva di aver passato nella collina toscana “quattro anni dei più felici della vita”, serviti a ritrovare la serenità dopo incredibili vicende.

Nei suoi scritti traspare l’apprezzamento per Piazza Grande (che sa essere semplicemente la”Piazza” per tutti), con i suoi palazzi, caffè, la Chiesa di Piè di Piazza, con un bel “… lastricato riservato ai cittadini. Tutto qui intorno respira precisamente l’orgoglio di essere e sentirsi cittadini. Il palazzotto comunale, lassù in capo alla piazza, coi suoi stemmi di podestà murati nell’atrio, con le sue lapidi ricordanti antichi benefici e antiche glorie, dai fondamenti alla sommità della torre, un monumento di soddisfazione cittadinesca…Torno alla piazza, i palazzetti nobiliari del Sei e del Settecento, colle loro facciate alte e strette che mettono bene in mostra le tre o quattro finestre alte del piano signorile, del “piano nobile”, testimoniano ancora la voglia della gente antica di arrivare ad avere la casa sulla piazza…”.

E le molte pagine dedicate in libri, diari, articoli alla villa abitata in Marzalla, la bella collina a ponente di Pescia, a stretto contatto con contadini confinanti.

“Poi da Livorno andammo a stare in Valdinievole, sui colli tra Pescia e Collodi, in un posto chiamato la Marzalla”. Ed ancora “la collina, su cui sorge la casa dove abito, declina verso il piano con una linea lenta e delicata, che è un incanto. Le case coloniche sono piantate tra gli ulivi e le viti in posizioni stupende, scelte chissà quanti secoli fa, da uomini che facevano molta più attenzione di noi alla buona esposizione al sole, al ben calcolato riparo dal vento…”.

Belle descrizioni delle rose del giardino, messe a rischio dal brucare dell’asino dell’oste di Pescia, venuto a caricare vino dal vicino contadino (Pescia nei racconti autobiografici è citata come Sanfidelio).

Grandissima la produzione di Giovanni Ansaldo.  Ne “Il Mare e l’Ulivo. Racconti dalla Toscana” sembra esserci la sintesi della sua vita. Il mare di Livorno  – per lui  nato a Genova nella nota famiglia Ansaldo – e  l’ulivo, descritto ed amato sicuramente per gli anni di Pescia.

Lui stesso riconobbe d’esser vissuto “a zig e zag”, autodefinendosi nei titoli dei suoi Diari “L’antifascista riluttante. Memorie del carcere e del confino (1926-1927)”, “ Il giornalista di Ciano (1932-1943)”. Ci sono poi i “Diari della prigionia 1943-1945” e “Gli Anni Freddi” 1946-1950, il periodo trascorso a Pescia, freddi per l’incombere della “Guerra Fredda” e probabilmente anche “freddi” per la sua particolare situazione di “quarantena” politica e psicologica, prima di “ritrovare la serenità”.

Si dice che Mussolini nel 1941 avesse chiesto a Longanesi ed a Ansaldo cosa pensassero dell’avvenuta entrata in guerra dell’Italia contro gli Stati Uniti.

“Io gli ho chiesto” – disse Ansaldo –  ha mai veduto l’elenco telefonico di New York? E lui non m’ha saputo rispondere, ha solo scrollato le spalle”. E’ stato scritto che Mussolini nel 1938 o 1939 avesse detto di Giovanni Ansaldo. «…è uno dei pochi giornalisti italiani con i quali sia possibile discutere di cultura del fascismo. I giornalisti italiani dicono sempre “sì”! Giovanni Ansaldo, che deve fare sforzi eroici per sentirsi fascista, membro di quel nostro partito al quale Galeazzo lo ha iscritto per potergli affidare la direzione del livornese “Telegrafo”, dice anche, e lo dice spesso, “no!”».

Uomo di grande cultura, collaborò anche nel “romitaggio” di Pescia ad attività editoriali come “L’Illustrazione Italiana” (che si ritiene di fatto dirigesse) e quindi, dopo il 1950, a “Il Borghese” ed al settimanale “Il Tempo”. Elegante, di belle maniere, scrisse perfino con pseudonimi “Una vera signora in libreria” e “Il vero signore. Guida di belle maniere”. La cosa non mi ha meravigliato: ho un ricordo personale, risalente, penso, all’inizio degli anni Sessanta, quando vidi in estate, in Borgo della Vittoria a Pescia, passeggiare un uomo maturo ma non vecchio, giacca e pantaloni bianchi, alta statura, con un prezioso cappello di panama, pure bianco naturalmente. Qualcuno mi sussurrò il suo nome, come direttore de “Il Mattino” di Napoli era molto noto, non conoscevo però tutte le vicende che ho citato sopra e le modalità del suo soggiorno a Pescia dal 1946 al 1950.

Molto di più avrei potuto sapere, penso, se fossero ancora in vita il segretario comunale dell’epoca Renzo Battaglini, il dipendente comunale e corrispondente de “La Nazione” Carlo Alberto Travaglini, il giornalista Vittorio Taddei,  Carlo Magnani, Giovanni Magnani, Michele Cecchi, Giovanni e  Umberto Fernando Sandri della omonima  Cartoleria e Libreria, Michele Cecchi e, soprattutto, Domenico Cecchi.

I rapporti con la città probabilmente non furono “stretti”, Giovanni Ansaldo essendo personaggio controverso, liberato con l’amnistia da accuse di collaborazionismo per i suoi scritti e la sua rubrica all’E.I.A.R.,  in una città che nelle elezioni comunali del 1946 aveva votato a favore dei “socialcomunisti” con la percentuale del 61,7 per cento. Venne probabilmente considerato come uno dei molti “profughi” o “sfollati”, reduci dalla guerra o fuggiti da città – come Livorno – che erano state ritenute più pericolose per il rischio di prevedibili bombardamenti. In questo senso ho trovato la testimonianza di un ultra-novantenne che ricorda la presenza in Marzalla del giornalista “profugo” Ansaldo, con la sua famiglia. Non risulterebbe aver richiesto ufficialmente la residenza nel Comune di Pescia (e per questo ringrazio l’efficiente Archivio di Stato di Pescia che mi ha permesso di consultare i registri dell’epoca). Se  avesse chiesto la residenza, avrei avuto qualche elemento in più per identificare esattamente la villa che lo ospitò così a lungo nella amena collina della “Marzalla”.

Durante la sua permanenza, Giovanni Ansaldo ricevette la visita  di alcuni esponenti  del mondo della cultura,  per esempio Biagio Marin (1891-1985), nato e morto a Grado, poeta e scrittore vincitore di importanti premi letterari, che pur essendo cittadino dell’Impero Austro-ungarico aveva combattuto  nel nostro Esercito. Nell’occasione Ansaldo aveva appreso che la villa in “Marzalla” era stata in precedenza abitata (1912) da un altro scrittore irredentista, il triestino Scipio Slataper, nato nel 1888 e morto nel 1915 sul monte Podgora, avendo anch’egli  scelto di vestire la divisa italiana. Sia Marin che Slataper avevano frequentato a Firenze gli ambienti della rivista “La Voce” e Slataper doveva avere avuto il suggerimento di trasferirsi per un periodo in “Marzalla”; così come era accaduto tanti anni prima per Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi che a Firenze aveva ricevuto  il suggerimento per l’acquisto  dell’attuale Villa Sismondi, oggi sede della Biblioteca Comunale, in città ma alle pendici della stessa collina di ponente, la collina degli scrittori. Nel 1965 Giovanni Ansaldo fu insignito del Cavalierato di Gran Croce  della Repubblica Italiana.

Nelle foto. Giovanni Ansaldo (da Wikipedia);  la collina di ponente con la parte di centro e di sinistra corrispondente alla “Marzalla“, dove ancor oggi si vede la prevalenza di olivi e cipressi. Negli anni pesciatini di Ansaldo poco o niente era edificato in questa zona a sud del centro storico.  Nell’altra foto, la città vista dalla  collina di ponente, a nord della “Marzalla”, con lo stesso paesaggio decantato da Giovanni Ansaldo.

Il “saluto a Napoli” del 1950 sul “Mattino”, il primo giorno della sua direzione, che parla anche  dei suoi anni felici e del suo “romitaggio”  nella collina di Pescia.

Infine le copertine di due suoi libri. La copertina dei Diari “1946-1950. Gli anni freddi”,  con la foto di Ansaldo accanto a Leo Longanesi, fondatore e direttore di varie riviste come L’Italiano (1926), Omnibus (1937) e Il Borghese (1950). Infine l’altra copertina, “Il Mare e l’ulivo. Racconti dalla Toscana”, che raccoglie articoli scritti in “Marzalla” (con la foto dell’altra casa amata, la “Casa Rossa” di Livorno).

Testo italiano e foto di Pescia di Paolo Landi.

 

English version below

giovanni ansaldo scrittore giornalista politico pescia

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English version (summary)

PHOTO-NEWS 34: THE PESCIA YEARS OF GIOVANNI ANSALDO

THE GREAT JOURNALIST AND WRITER FROM 1946 TO 1950 LIVED ON THE HILL OF “MARZALLA” (BEAUTIFUL LOCALITY IN PESCIA, AMID  OLIVE-TREES AND CYPRESSES), BEFORE THE DIRECTION OF THE NEWSPAPER “MATTINO” IN NAPLES. A “ZIGZAG” LIFE AND A RECORD: HE HAS BEEN CONDEMNED FOR ANTI-FASCISM AND … FASCIST PROPAGANDA.

He had the support of D.C. (Christian Democratic Party) in the important direction of the “Mattino” newspaper of Naples, from 1950 to 1965. Perhaps the only one to gather the exile in two islands, first Lipari and then Procida, imposed first by the fascists and finally by the antifascists. He was an army officer in both the first and second world wars. After September 8, 1943 – he was in Dalmatia – he was interned by the Germans in Poland and Germany, but did not want to join the R.S.I. (The Italian Social Republic, also known as the Republic of Salò, was the regime, which existed between September 1943 and April 1945, wanted by Nazi Germany and led by Benito Mussolini, in order to govern part of the Italian territories controlled militarily by the Germans after the armistice of Cassibile, ed.).

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pubblicato "Le foto-notizie di Paolo Landi" e Turismo & Cultura